La classificazione dei rifiuti

La classificazione dei rifiuti

Le normative ambientali sono particolarmente stringenti e spesso chi lavora a stretto contatto con i rifiuti o li produce a seguito della propria attività imprenditoriale fatica ad orientarsi; spesso in situazioni complesse come quelle che si possono verificare in una capitale, la stessa azienda municipalizzata necessita di una consulenza per la gestione dei rifiuti a Roma. Un dettaglio, per esempio, per nulla trascurabile in materia di rifiuti è la loro classificazione. Come si classificano i rifiuti e in base a cosa se ne determina la categoria?

Normativa sulla classificazione dei rifiuti

Una delle fasi fondamentali in base alla quale si definiscono le fasi successive nella gestione dei rifiuti è la corretta classificazione dei rifiuti e i relativi adempimenti amministrativi in termini di tracciabilità e contabilità (registri di carico e scarico, SISTRI, MUD, formulari e modulistica varia).

L’onere di definire la categoria di appartenenza di un rifiuto compete al produttore del rifiuto e in base a quanto determina ne decide le sorti in termini di trattamento e smaltimento negli appositi impianti. I costi differiscono in base alle destinazioni.

I rifiuti sono classificabili come:

  • Urbani o speciali;
  • Pericolosi  o non pericolosi.

La classificazione è determinata dall’attribuzione dell’esatto codice rifiuto in base alla descrizione fornita dall’E.E.R.,l’ Elenco Europeo dei Rifiuti. Per assegnare il giusto codice, il produttore del rifiuto deve rispettare una serie di procedure descritta nella decisione n. 2000/532/CE consultando l’elenco riportato nell’Allegato della suddetto decisione,a sua volta riportata in allegato alla Parte IV del Decreto legislativo n 152/2006 e successive modifiche.

Come si classificano i rifiuti

I rifiuti si classificano in base all’origine e alla caratteristica. In base all’origine, si distinguono in :

  • Rifiuti urbani; e
  • Rifiuti speciali.

In base alla caratteristica si suddividono ulteriormente in:

  • Rifiuti pericolosi; e
  • Rifiuti non pericolosi.

Sia i rifiuti urbani (esclusi quelli domestici) sia i rifiuti speciali possono qualificarsi come pericolosi o non pericolosi, declinati nei diversi gradi di pericolosità. La classificazione si applica anche ai rifiuti da imballaggi. Secondo quanto specificato all’art.184 del D.lgs. 152/2006 si definiscono:

  • Rifiuti urbani quelli domestici delle abitazioni civili, ed i rifiuti derivanti da pulizia delle strade e aree verdi;
  • Rifiuti speciali quelli derivanti da attività industriali, artigianali, agricole, commerciali e di servizi.

Queste macrocategorie sono già sufficienti a determinare la corretta classificazione dei rifiuti e determinare le successive fasi pratiche che riguardano:

  • Le autorizzazioni e le abilitazioni;
  • Gli obblighi di comunicazione annuale;
  • La registrazione;
  • L’individuazione del soggetto adibito al compito dello smaltimento.

È compito del produttore del rifiuto di provvedere allo smaltimento autonomo dei rifiuti speciali prodotti o conferirli presso il servizio pubblico locale previa apposita convenzione o, infine, conferirli a soggetti autorizzati in attività di recupero e/o smaltimento dei rifiuti.

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