1991-2021: la terza volta del bio • CCPB

1991-2021: la terza volta del bio • CCPB

Eccoci quindi arrivati. Dopo l’annuncio del processo di revisione del Reg. 834/2007 avvenuto nel 2011 (dopo soli 4 anni dalla sua pubblicazione!), i successivi 2 anni di lavoro di analisi degli impatti (2012-2013), la prima proposta della Commissione (marzo 2014), i vari passaggi del “trilogo” (18 sessioni nel periodo 2015-2017), il 20 ed il 22 novembre scorso è stato finalmente raggiunto – rispettivamente nel Comitato Speciale Agricoltura del Consiglio e nella Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo – l’accordo sul nuovo testo di regolamento.

Traduzioni ed entrare in vigore

Restano a questo punto, una volta completate le verifiche di natura giuridico-linguistica e la traduzione in tutte le lingue ufficiali dell’Unione, altri due passaggi formali in Parlamento ed in Consiglio dei Ministri dell’Agricoltura previsti per la primavera del 2018, ed operativamente dal 1 gennaio 2021 il regolamento sarà il nuovo riferimento per la produzione biologica in Europa.

Tutto nuovo? Tutto vecchio? Presto per dirlo, il lavoro è ancora lungo in quanto mancano gli allegati tecnici (es. liste positive di input e/o ingredienti e/o ausiliari ammessi) e devono essere adottati altri atti delegati o esecutivi (in pratica altri regolamenti) al fine di completare quello che è il terzo “pacchetto” normativo nella storia del bio europeo.

Principali novità del regolamento

Di seguito un brevissimo riepilogo di alcuni elementi di novità:

  • Lo scopo di applicazione è esteso ai prodotti elencati nell’allegato I del Trattato di funzionamento dell’Unione Europea (es. sale marino e altri sali; bozzoli di bachi da seta; cera d’api; tappi di sughero; cotone, lana e pellami); nonostante le forti richieste, la ristorazione resta esclusa ma è facoltà degli Stati membri riconoscere standard nazionali applicabili al settore fermo restando il divieto dell’utilizzo del logo europeo in questi casi;
  • Sono inserite, tra le altre, le definizioni di “misure preventive” e “misure precauzionali” con riferimento specifico ai requisiti della produzione bio, nonché la definizione di “nanomateriali” (esplicitamente proibiti);
  • È consentito agli Stati membri di avere regole che proibiscono l’etichettatura di prodotti che contengono sostanze non ammesse sopra una determinata soglia, ma tali regole non devono impedire la commercializzazione di prodotti biologici ottenuti in altri Stati membri;
  • I certificati emessi dagli Organismi di certificazione tornano ad essere chiamati con il loro nome e non più “documenti giustificativi”; sono individuate 7 categorie di prodotti che possono essere certificate e gli operatori possono scegliere diversi Organismi di certificazione per diverse categorie di prodotti; sono definiti criteri per esonerare gli operatori dall’essere “certificati”;
  • È introdotta anche sul territorio europeo la certificazione di “gruppi di operatori” i cui membri devono soddisfare alcuni requisiti (costo di certificazione superiore al 2% del fatturato bio; fatturato inferiore a 25.000 euro/anno; superfici massime diverse per tipologie produttive; il gruppo deve avere personalità legale ed istituire un sistema di controllo interno, nonché avere un sistema di commercializzazione comune tra i membri che devono trovarsi in prossimità geografica);
  • Sono previste ulteriori deroghe al requisito del controllo minimo annuale degli operatori;
  • Le nuove modalità di import saranno basate solo su due canali: uno prevede accordi commerciali bilaterali tra l’Unione Europea e i singoli Paesi richiedenti; l’altro prevede il riconoscimento di Autorità od Organismi privati unicamente per gli scopi della certificazione in conformità al nuovo regolamento.

Fonte: 1991-2021: la terza volta del bio • CCPB

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